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Come effettuare il root su Android

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Android è un sistema operativo aperto. Questo significa che non solo gli sviluppatori possono prendere il suo codice sorgente e realizzarne delle versioni modificate, ma anche che noi utenti possiamo personalizzare il software dei nostri dispositivi portatili potendo contare su un altissimo grado di flessibilità. Per aumentare ancora di più la nostra libertà d’azione, possiamo ricorrere a una procedura di sblocco, denominata root, che permette di bypassare tutte le restrizioni che normalmente vietano di accedere alle aree più profonde del sistema.

Per dirla in parole povere, quando si provvede ad effettuare il root su Android si diventa al 100% “padroni” del proprio device. Si possono modificare i file del sistema operativo, si possono “spingere” le prestazioni del telefono alterandone i parametri hardware (es. la frequenza del processore) e si ottiene la possibilità di utilizzare applicazioni che normalmente non funzionerebbero, come ad esempio quelle che permettono di creare backup completi del sistema o di controllare il terminale da remoto.

La procedura è completamente legale ma, nella maggior parte dei casi, casi invalida la garanzia del telefono (o del tablet) su cui viene applicata: dipende tutto dalle politiche attuate dal produttore. Oltretutto, bisogna fare bene attenzione a seguire la procedura specifica per il proprio dispositivo, onde evitare il “brick” dello stesso (cioè la provvisoria o definitiva impossibilità di usarlo): sfortunatamente, non ce ne è una standard, valida per tutti i terminali, proprio per via dell’enorme quantità di device e di varianti di Android esistenti. Ad ogni modo, nel corso di questa guida ti spiegherò per sommi capi quali sono i passaggi che dovrai compiere qualora decidessi di sbloccare il tuo smartphone o tablet: buona lettura e in bocca al lupo per tutto!

Indice

Fare il root su Android: rischi e benefici

Fare il root su Android: rischi e benefici

La possibilità di spingere il tuo device Android oltre i limiti software (ma anche hardware) previsti dal produttore ti stuzzica alquanto ed è per questo che, mai come ora, sei estremamente curioso di capire come sbloccare i permessi di root sul tuo dispositivo.

Sebbene l’ottenimento dei privilegi elevati possa essere un vantaggio per chi è (o vuole diventare) uno “smanettone” e personalizzare ai massimi livelli il proprio dispositivo, è giusto essere consapevoli del fatto che la procedura di root non sempre è immediata — in realtà, non lo è quasi mai — e che essa richiede tempo, pazienza ma soprattutto grande attenzione e precisione. Infatti, è sufficiente un singolo errore in qualsiasi passaggio per bloccare del tutto il dispositivo, rendendolo inutilizzabile.

Lo sblocco dei privilegi di root di un dispositivo, inoltre, potrebbe invalidarne la garanzia (a discrezione della politica d’uso del produttore) ma, soprattutto, lo rende vulnerabili in termini di sicurezza. Giacché la procedura comporta lo sblocco di parti estremamente delicate del sistema operativo, è sufficiente un tap eseguito distrattamente per consentire a un’app, anche in maniera inconsapevole, di accedere o di alterare parti delicate della memoria, che potrebbero contenere dati sensibili o, nel peggiore dei casi, informazioni di sicurezza.

Altra potenziale conseguenza della procedura di root è quella di aumentare le probabilità di contrarre malware come spyware, trojan, adware, virus o, peggio ancora, ransomware estremamente difficili da eradicare: questi elementi potrebbero condurre a conseguenze molto sgradite, tra cui l’obbligo di reimpostare il proprio dispositivo o, peggio ancora, la perdita irrimediabile dei dati archiviati.

Sempre parlando di dati, è bene che tu sia consapevole che la procedura di root comporta quasi sempre la formattazione della memoria di Android: come scoprirai tra non molto, si tratta di una conseguenza diretta dello sblocco del bootloader, che non può essere bypassato in alcun modo.

Alla luce di quanto hai appreso, metti sulla bilancia quelli che sono i rischi e i benefici provenienti dal root e valuta con attenzione se la procedura può fare al caso tuo; infine, se hai poca esperienza con il mondo di Android, il mio consiglio è quello di farti assistere da una persona più ferrata in materia, almeno la prima volta: ciò, sicuramente, ridurrà le probabilità di incappare in problemi causati da distrazione, inesperienza o, peggio ancora, fretta.

Dizionario del root

Come effettuare root Android

Ancora, prima di passare alla pratica, è buona norma prendere confidenza con alcuni termini specifici, legati al root su Android: quindi, prenditi qualche minuto di tempo libero e leggi questo breve dizionario del root, se così vogliamo chiamarlo.

  • Root — tecnicamente, il root consente di utilizzare Android usufruendo di privilegi da amministratore. Questo, come detto in precedenza, consente di avere accesso alle aree di sistema che normalmente risultano inaccessibili e quindi offre la possibilità di usare funzioni e app che gli utenti con privilegi standard non possono utilizzare.
  • ROM — sono le versioni modificate di Android che gli sviluppatori “cucinano” e mettono a disposizione del pubblico. Sono fornite quasi sempre con i privilegi di root già sbloccati e possono contenere diverse personalizzazioni, come le ottimizzazioni software per far andare il dispositivo più veloce o dei temi grafici diversi da quello predefinito di Android. Bisogna stare molto attenti a scaricarne una adatta al proprio device.
  • Bootloader — è il software che parte appena si accende lo smartphone (o il tablet) e fornisce al dispositivo le istruzioni necessarie ad avviare il sistema operativo, cioè Android. Di solito è bloccato e non permette l’installazione di ROM o Recovery personalizzate, quindi si deve provvedere a sbloccarlo tramite una procedura che analizzeremo un po’ più avanti. Attento: lo sblocco del bootloader invalida la garanzia del device e cancella tutte le app e i dati salvati su quest’ultimo.
  • Recovery — è un software che permette di effettuare varie operazioni di sistema, come l’installazione di ROM o i backup dei dispositivi Android. Quello presente “di serie” sugli smartphone e i tablet in commercio è assai limitato, quindi si deve provvedere a installarne uno alternativo (altro argomento che tratteremo fra qualche riga).
  • Kernel — il kernel è il cuore di Android (così come di ogni altro sistema operativo), quello che gestisce la comunicazione tra il software e l’hardware. È possibile installarne di personalizzati per aumentare le prestazioni del dispositivo ma si tratta di un’operazione abbastanza rischiosa per la stabilità del sistema.
  • Radio — è quella parte del firmware che si occupa di mettere in comunicazione il software del dispositivo con l’hardware legato alla connessione Wi-Fi, alla rete dati, alla linea voce e al GPS. Su Internet ne sono disponibili delle versioni personalizzate che dovrebbero aumentare le prestazioni della rete, ma anche in questo caso si tratta di modifiche ad alto rischio.
  • Gapps — le ROM personalizzate di Android, per questioni di diritti, non possono contenere le applicazioni di Google (Play Store, Gmail eccetera). Per colmare questa lacuna si può scaricare da Internet un pacchetto denominato Gapps che le contiene tutte.
  • Flash — “flashare” è un termine che viene utilizzato come sinonimo di “installare” quando si tratta di inserire sul proprio device una ROM di Android, un kernel o una Recovery. Significa, dunque, installare sul proprio smartphone o tablet una versione di Android personalizzata, una Recovery o un kernel.
  • Nandroid — è un backup completo del terminale contenente app, dati e impostazioni. Può essere effettuato solo dopo aver installato una Recovery alternativa.
  • ADB – acronimo di Android Debug Bridge, è un software che permette di comunicare con i dispositivi Android dal PC tramite linea di comando. Fa parte dell’SDK di Android, cioè del pacchetto ufficiale che contiene tutti gli strumenti per gli sviluppatori Android, e la sua presenza è fondamentale nella procedura di root di molti dispositivi.
  • Magisk/SuperSU — sono i software che, a root effettuato, consentono di gestire i permessi delle varie applicazioni. Sarai infatti tu a decidere quali app potranno accedere al sistema sfruttando i permessi di root (quindi i privilegi da amministratore) e quali no, mediante dei comodi avvisi che compariranno sullo schermo quando tenterai di eseguirle.
  • Fastboot — è una modalità di avvio di Android che permette di modificare file di sistema quando il dispositivo è connesso a un computer tramite cavo USB. Per attivarla, bisogna spegnere il terminale e premere contemporaneamente i tasti Power e Volume -, oppure agire dal Prompt dei comandi, tramite ADB.
  • Recovery mode — modalità di avvio che permette di accedere alla Recovery. Su alcuni dispositivi si richiama premendo Volume + e Power, su altri premendo Volume - e Power per poi selezionare l’opzione Recovery dal menu che si apre.
  • Debug USB — è una modalità per il collegamento di Android al computer tramite cavo USB richiesta dalla maggior parte dei software per il root. Per attivarla, bisogna andare nelle impostazioni di Android, selezionare la voce Info sul telefono e pigiare sulla dicitura Numero build per sette volte consecutive in modo da far comparire il menu Opzioni sviluppo in cui si trova, per l’appunto, la funzione debug USB.

Come effettuare il root su Android

Come effettuare il root su Android

Dopo aver affrontato una breve ma concisa panoramica sulla parte teorica, è arrivato il momento di mostrarti, in pratica, come effettuare il root su Android. Ti ho già detto, nelle battute iniziali di questa guida, che ciascun dispositivo prevede una procedura a sé stante e che non è sempre possibile applicare metodi “standard”, che consentono di raggiungere il risultato sperato.

Tuttavia, la sequenza di azioni da svolgere è sempre la stessa (seppur le modalità con cui esse vengono portate a termine può variare profondamente da un dispositivo all’altro) e, nella quasi totalità dei casi, richiede la disponibilità di un computer. Ad ogni modo, lascia che ti indichi quelle che sono le “linee guida” applicabili in generale.

Per prima cosa, bisogna preparare il PC dal quale agire, scaricando tre elementi indispensabili: ADB, l’utility ufficiale di Android che consente di impartire comandi dal computer; Fastboot, un altro strumento ufficiale in grado di apportare modifiche sulla zona d’avvio del sistema operativo dello smartphone o del tablet; e, infine, i driver completi del device in questione, così che questo venga riconosciuto in tutte le modalità necessarie (ADB, Fastboot, archiviazione esterna, ecc.).

Ultimato il download e l’installazione dei software sopraelencati, bisogna attivare la modalità di debug USB sul dispositivo, in modo tale che esso possa essere controllato da linea di comando e, successivamente, procedere con lo sblocco del bootloader, in modo da consentire l’installazione di una Recovery personalizzata, indispensabile per sbloccare i permessi di root.

Purtroppo, non tutte le procedure di sblocco del bootloader sono immediate: molte di esse (come quelle dedicate ai dispositivi Sony, Motorola e alcuni Xiaomi), infatti, richiedono l’autorizzazione da parte del produttore del dispositivo, previo ottenimento di un codice, il quale potrebbe essere fornito anche a distanza di giorni dalla richiesta. Alcuni smartphone, come quelli della linea Android One, consentono però di effettuare lo sblocco del bootloader in modalità Fastboot, attivando una specifica opzione nel menu di sviluppo.

Ti ricordo comunque che la summenzionata operazione comporta la perdita completa dei dati archiviati in memoria: per questo motivo, prima ancora di procedere, effettua un backup preliminare degli stessi.

Superato anche lo sblocco del bootloader, si rivela necessario installare una Recovery personalizzata, per poi scaricare l’app per abilitare i permessi di root e flasharla tramite la Recovery stessa. Ultimata anche questa fase, basta riavviare il dispositivo per poter usufruire dei permessi di root.

Per fornirti un’idea ancora più precisa di come si fa a ottenere i permessi di root su Android, posso spiegarti come agire su un modello specifico di smartphone in mia dotazione, precisamente lo Xiaomi Mi A1, dal sistema operativo Windows, mediante la Recovery TWRP e l’app per il root Magisk.

Lo Xiaomi Mi A1, se non ne avessi mai sentito parlare, è un telefono appartenente alla linea Android One, cioè quei dispositivi il cui bootloader può essere sbloccato in pochi secondi, direttamente con Fastboot; la procedura è replicabile con facilità anche su altri smartphone della linea Android One e sui device della famiglia Pixel, fatta eccezione per qualche piccolo dettaglio strutturale, come l’installazione dei driver specifici per il dispositivo e il download della versione esatta di TWRP

Preparazione del computer

Come effettuare il root su Android

Il primo step da compiere consiste nella preparazione del PC da cui agire, scaricando, su di esso, gli strumenti ADB e Fastboot: questi ultimi consentono di operare, rispettivamente, su Android e sull’area di avvio del dispositivo tramite il Prompt dei comandi.

Entrambi i software sono incorporati nella suite di sviluppo Android Studio ma, per semplicità, ho scelto di usare una versione di base degli stessi, disponibile sul forum XDA: recati dunque su questa pagina Web, clicca sul link Download version X.X.X Portable e premi i pulsanti Click Here to Start Download e Primary Download, visibili nella pagina successiva, per ottenere l’archivio compresso.

Ultimato il download del pacchetto, estrailo in una cartella a piacere, comoda da raggiungere e ricordare (e possibilmente senza spazi): ne avrai bisogno tra non molto.

Adesso, onde evitare problemi in fase d’azione, è consigliato dotarsi dei driver Fastboot specifici per il dispositivo in proprio possesso: generalmente, si può ottenere questo risultato andando a scaricare e installare il software ufficiale di gestione/diagnostica dello smartphone o del tablet. Nel mio caso, è sufficiente scaricare lo strumento ufficiale Mi Unlock e impostarlo per l’installazione dei driver del dispositivo.

Dunque, apri questo sito Web e clicca sul pulsante Download Mi Unlock per avviare il download del pacchetto contenente il programma necessario; successivamente, estrai l’archivio compresso nella cartella che preferisci, apri quest’ultima e avvia il file miflash_unlock.exe che risiede al suo interno.

Giunto alla schermata di benvenuto del programma, premi sul pulsante Agree per accettarne i termini d’uso, clicca poi sull’icona dell’ingranaggio situata in alto a destra e poi sul pulsante Check, posto in corrispondenza della dicitura Click the button to install the driver, per avviare l’installazione dei driver Fastboot.

Infine, fai clic sul pulsante per due volte consecutive e, quando vedi il messaggio Connect device again, collega lo smartphone al PC usando il cavo USB. Attendi, infine, che i driver vengano installati completamente, clicca sul pulsante Close e chiudi la finestra di Mi Unlock.

Sblocco del bootloader

Come effettuare il root su Android

Per poter iniziare a operare sul dispositivo tramite il computer in modalità ADB e Fastboot, bisogna abilitare le opzioni di sviluppo di Android e, dal loro interno, il debug USB. Per procedere, fai tap sul simbolo dell’ingranaggio situato nella schermata Home oppure nel drawer del dispositivo, per aprire le Impostazioni di Android, tocca le voci Sistema e Informazioni sul telefono e fai tap per sette volte consecutive sulla dicitura Numero build, finché non visualizzi un messaggio che ti avvisa di essere diventato uno sviluppatore.

Ora, ritorna al menu precedente, raggiungi le sezioni Avanzate > Opzioni di sviluppo e sposta su ON la levetta posta accanto alla voce Debug USB, rispondendo affermativamente all’avviso successivo.

A questo punto, sei pronto per sbloccare il bootloader: poiché stiamo agendo su uno smartphone alla linea Android One, non dovrai richiedere alcun codice, ma semplicemente predisporre il dispositivo allo sblocco tramite Fastboot. Per riuscirci, sempre dal menu dedicato alle Opzioni di sviluppo, sposta su ON la levetta corrispondente alla voce Sblocco OEM e, consapevole che questa operazione comporta la disattivazione di alcuni meccanismi di protezione avanzata del sistema, rispondi in maniera affermativa all’avviso che ti viene proposto.

Adesso, tenendo il telefono collegato al computer, apri la cartella di ADB/Fastboot che hai estratto in precedenza, clicca sul file eseguibile cmd-here e impartisci, all’interno della finestra del Prompt dei comandi che va ad aprirsi, l’istruzione adb devices e premi Invio: a seguito di questa operazione, sullo schermo di Android, dovrebbe comparire una richiesta di autorizzazione.

Quando ciò accade, apponi il segno di spunta accanto alla dicitura Consenti sempre da questo computer e sfiora il pulsante OK, per fornire le autorizzazioni necessari; adesso, ritorna alla finestra del Prompt dei comandi aperta sul computer, digita nuovamente il comando adb devices e verifica che il dispositivo risulti accessibile (in corrispondenza del suo ID, dovresti vedere la scritta device).

Adesso, per accedere al bootloader di Android, digita il comando adb reboot bootloader e dai Invio: dopo qualche secondo, il dispositivo connesso dovrebbe riavviarsi e visualizzare il bootloader. Quando ciò avviene, impartisci il comando fastboot devices e controlla che lo smartphone o il tablet sia stato correttamente riconosciuto.

Se l’esito della verifica è positivo, puoi procedere con lo sblocco del bootloader: consapevole che questa operazione comporterà la perdita completa dei dati presenti sul dispositivo, digita ora il comando fastboot oem unlock e schiaccia Invio: a seguito di questa operazione, lo smartphone (o il tablet) dovrebbe riavviarsi diverse volte e avviare il ripristino della memoria.

Questa operazione potrebbe durare alcuni minuti e la stessa cosa potrebbe succedere all’avvio immediatamente successivo al ripristino: non preoccuparti, è perfettamente normale. Ti avviso inoltre che, prima di ogni avvio futuro, potresti visualizzare un preoccupante messaggio d’avviso relativo ai potenziali pericoli connessi allo sblocco del bootloader.

Ad ogni modo, quando Android ritorna nuovamente disponibile, effettua la configurazione iniziale del device e attiva nuovamente le opzioni di sviluppo e il debug USB, come fatto poc’anzi. Non chiudere ancora la finestra del Prompt dei comandi e non scollegare il dispositivo dal PC, ti serviranno tra poco.

Installazione della Recovery

Come effettuare il root su Android

Dopo aver effettuato lo sblocco del bootloader, sei pronto a installare la Recovery personalizzata: personalmente, ti consiglio la TWRP, un’ottima Recovery dotata di interfaccia adatta anche agli utenti meno esperti, con supporto al touch-screen e aggiornata con cadenza regolare.

Per ottenerla, collegati alla sua Home Page, clicca sulla voce Devices situata in alto e serviti delle pagine successive per indicare la marca e il modello del tuo dispositivo; per velocizzare il tutto, puoi usare il campo di ricerca visibile in alto. Stai attento, questa è una fase molto delicata: scaricare e flashare un file inadatto al proprio device può comprometterne irrimediabilmente il funzionamento.

Ad ogni modo, giunto alla pagina di download della versione corretta di TWRP, fai clic sul bottone Primary (Europe) visibile nel riquadro Download Links e utilizza i link disponibili nella pagina successiva, per scaricare il file più recente della ROM, in formato .img. A download ultimato, copia il file ottenuto nella cartella di ADB/Fastboot.

Completata questa operazione, richiama il Prompt dei comandi che avevi aperto precedentemente e verifica che il dispositivo Android sia ancora connesso, digitando il comando adb devices; se ti viene richiesto, autorizza nuovamente la comunicazione tra i due dispositivi, rispondendo in maniera affermativa all’avviso che compare sul display dello smartphone o del tablet.

Fatto ciò, impartisci il comando adb reboot bootloader per accedere alla modalità Fastboot di Android, verifica che il device sia stato riconosciuto, mediante il comando fastboot devices e individua la partizione attiva, impartendo il comando fastboot getvar current-slot: la Recovery va installata su quella che non lo è. Pertanto, se il risultato del comando precedente è del tipo current-slot: b, dovrai intervenire sulla partizione a.

Dunque, ipotizzando che la partizione a sia quella al momento non attiva, digita il comando fastboot flash boot_a nomefile.img, sostituendo a nomefile.img il nome della Recovery TWRP scaricata poco fa (ad es. twrp-3.5.0_9-0-tissot.img) e dai Invio, per copiare la Recovery nell’apposita area di memoria. Ora, per far sì che il dispositivo si avvii dalla stessa, imposta la partizione sulla quale hai operato come attiva, servendoti del comando fastboot set_active a (oppure b, a seconda del caso).

Come effettuare il root su Android

Per concludere, prendi lo smartphone o il tablet, premi e tieni premuto il tasto Volume+ e, contemporaneamente, digita il comando fastboot reboot nel Prompt dei comandi: se tutto è andato per il verso giusto, dopo qualche secondo, lo schermo di Android dovrebbe visualizzare la schermata di benvenuto della TWRP.

Quando ciò avviene, fai tap sul pulsante Select Language, seleziona la casella situata accanto alla lingua che intendi usare (presumibilmente l’Italiano), sfiora il pulsante OK e apponi il segno di spunta accanto alla voce Non mostrare più questa schermata all’avvio. Infine, tocca il pulsante Mantieni sola lettura e il gioco è fatto: puoi finalmente usare la Recovery per ottenere i permessi di root.

A questo punto, puoi tranquillamente chiudere la finestra del Prompt dei comandi, ma non scollegare ancora il telefono/tablet dal PC: dovrai usare quest’ultimo per trasferire, sul devie Android, il file preposto a sbloccare i permessi di root.

Installazione di Magisk e ottenimento del root

Installazione di Magisk e ottenimento del root

Non demordere, è quasi fatta: non ti resta altro da fare che scaricare l’app che consente di ottenere il root e flasharla tramite la Recovery appena installata. Dunque, fai tap sul pulsante Monta, situato nella schermata di TWRP, apponi il segno di spunta accanto alla cartella Data e sfiora il bottone Abilita modalità MTP, per far sì che il computer sia in grado di accedere alla memoria interna del telefono.

Ora, ritorna al PC e scarica Magisk, l’applicazione che ho scelto per sbloccare i permessi di root: apri quindi questo sito Internet, clicca sul link Magisk-vxx.zip visibile nel riquadro Assets e, ultimato il download del file, copialo nella memoria interna di Android. Puoi accedere a quest’ultima avviando l’Esplora File e recandoti in Questo PC > [nome dispositivo] > Archivio interno.

A copia conclusa, ritorna ad Android, tocca il pulsante Disabilita MTP residente nella schermata di TWRP e torna Indietro, facendo tap sul simbolo del triangolo residente in basso a sinistra, per visualizzare nuovamente il pannello principale della Recovery. Se lo desideri, puoi scollegare il device Android dal computer.

Ora, fai tap sul pulsante Installa, poi sul nome dell’archivio copiato poc’anzi (ad es. Magisk-v21.4.zip) e, dopo aver selezionato la casella posta accanto alla dicitura Riavvia dopo che l’installazione è completata, effettua uno swipe da sinistra verso destra sulla barra Scorri per installare. A seguito di questa operazione, il file di Magisk verrà flashato e, in caso di successo, il dispositivo Android si riavvierà automaticamente.

Finalmente ci siamo: all’avvio successivo, dovresti aver ottenuto i permessi di root. Per verificare la corretta riuscita della procedura, scarica l’app Root Checker dallo store del tuo dispositivo e avviala: la richiesta d’uso dei permessi di root, che dovrebbe essere avanzata dall’applicazione, è sinonimo di successo!

Come fare il root su Android senza PC

Come fare il root su Android senza PC

La procedura che ti ho illustrato nel corso di questa guida, a scanso di errori, dovrebbe consentirti di sbloccare i permessi di root nella quasi totalità dei casi. Tuttavia, se non hai un computer a disposizione, devi sapere che in alcuni casi è possibile fare il root su Android senza PC, utilizzando una serie di app di terze parti preposte allo scopo, nel giro di pochi tap.

Tuttavia, non ti consiglio di percorrere questa strada, principalmente per due motivi: il primo è che applicazioni del genere non sono disponibili sul Play Store né su altri market “ufficiali”, ma andrebbero scaricate da siti Web di terze parti e spesso di dubbia serietà, pertanto non mi è possibile darti garanzie in merito alla sicurezza e all’integrità dei file in questione.

In secondo luogo, la procedura di root in un solo tap non sempre ha successo: tutto dipende innanzitutto dalla marca e dal modello del dispositivo in tuo possesso, dalla presenza o meno di protezioni avanzate di sistema e, soprattutto, dalla versione di Android in uso e dallo schema delle partizioni applicato dalla stessa: tienine conto.

Questo discorso non vale, invece, per app ben conosciute come Magisk Manager: quest’ultima, infatti, può essere usata per flashare il file di Magisk su Android, in un solo tap. Tuttavia, affinché la procedura vada a buon fine, è indispensabile che il bootloader del dispositivo sia stato già sbloccato e che sullo stesso sia presente una Recovery personalizzata: per soddisfare tali condizioni, come hai avuto modo di scoprire in precedenza, è richiesto comunque l’uso del computer.

Salvatore Aranzulla

Autore

Salvatore Aranzulla

Salvatore Aranzulla è il blogger e divulgatore informatico più letto in Italia. Noto per aver scoperto delle vulnerabilità nei siti di Google e Microsoft. Collabora con riviste di informatica e cura la rubrica tecnologica del quotidiano Il Messaggero. È il fondatore di Aranzulla.it, uno dei trenta siti più visitati d'Italia, nel quale risponde con semplicità a migliaia di dubbi di tipo informatico. Ha pubblicato per Mondadori e Mondadori Informatica.